Loro sanno cosa compri da due anni. Adesso lo sai anche tu.
Android · gratuita · senza account, senza pubblicità, senza backend
I dati della tua spesa non escono dal telefono. Non ci sono nemmeno server dove potrebbero finire.
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La prima versione non è ancora pubblicata. Intanto c'è una cosa che puoi fare oggi, e che vale più dell'app: qui sotto.
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Il testo viene letto sul telefono, non su un server. Ne escono le righe, il totale, la data e il supermercato. Quello che l'OCR sbaglia lo correggi prima di salvare: un prezzo sbagliato resterebbe nei report per sempre.
Su ogni prodotto. Non è una recensione per gli altri: è un promemoria per te fra tre mesi, quando quel sugo lo riprenderesti in mano senza ricordare che non ti era piaciuto.
Telecamera accesa, inquadri il codice a barre e in mezzo secondo sai se l'hai già comprato e com'era andata. Verde: prendilo. Rosso: era quello.
Dove sono andati i soldi, per categoria e per negozio. E soprattutto: quanto è rincarato ogni singolo prodotto da quando lo compri. È il numero che nessuno ti fa vedere.
ESSELUNGA — 12/03/2026
LATTE PS UHT 1Lbuono1,29
PELATI 400 GRevita0,89
YOGURT MAGRO ×2buono2,90
TOTALE5,08
↑ +11% sul latte rispetto a gennaio. Te ne saresti accorto?
La lista della spesa la fai dentro l'app, e mentre la scrivi lei ti ferma: «questo l'hai segnato come da evitare a novembre». Il pollice giù non serve solo davanti allo scaffale — serve prima, quando la lista si sta ancora formando e sei ancora in tempo a cambiare idea.
È la stessa banca dati vista dall'altro capo: al supermercato risponde alla domanda «questo cos'era?», a casa risponde a «cosa serve, e cosa non ricomprare».
Quattordici anni fa ho provato a convincere le catene della grande distribuzione a fare un e-bill: lo scontrino in formato digitale, leggibile, che resta al cliente. Non se ne fece niente.
Oggi lo scontrino digitale c'è. Ma si è digitalizzato verso il Fisco, non verso di te. Dal 2026 il registratore telematico parla col POS e trasmette all'Agenzia delle Entrate: totale, aliquote, mezzo di pagamento. Le righe no. Anche col tuo cassetto fiscale aperto davanti, «yogurt magro 1,29» non lo trovi.
Intanto Esselunga sa cosa hai comprato riga per riga negli ultimi 24 mesi. Coop 26. Tu no. Non perché sia nascosto — è tutto scritto nelle informative che hai accettato — ma perché il dato ti torna in una forma inutilizzabile: uno schermo da sfogliare, un PDF su richiesta dopo settimane.
Il consenso c'è. La consapevolezza no. E su quell'asimmetria si decide cosa sta all'altezza dei tuoi occhi, quali promozioni vedi tu e non il tuo vicino, quanto può salire un prezzo prima che qualcuno se ne accorga. Non è un complotto: è il mestiere. Il punto è che è un mestiere che si fa con un'informazione che una sola parte del banco possiede.
SpesAPP non è un'app per risparmiare. È la stessa serie storica che loro hanno già — prezzo, prodotto, data, negozio — ricostruita dalla tua parte. Per questo non ha un account, non ha un server e non manda niente a nessuno: un dato che nessuno raccoglie è un dato che nessuno può usare, me compreso.
E la parte migliore è che non serve aspettare l'app. Il diritto di chiedere quei dati ce l'hai già. È una rivoluzione che parte dal singolo: una lettera alla volta.
L'articolo 15 del GDPR ti dà diritto di accesso ai tuoi dati. L'articolo 20 ti dà diritto ad averli in un formato leggibile da una macchina. Hanno 30 giorni per risponderti, e devono farlo gratis.
Quasi nessuno la manda, questa richiesta. Non perché sia difficile: perché va scritta. Qui sotto è già scritta — metti il tuo nome, scegli la catena, e si apre nel tuo programma di posta, dal tuo indirizzo. Il testo non passa da questo sito e non viene salvato da nessuna parte: la pagina costruisce il messaggio nel tuo browser e basta.
Lo trovi nell'informativa privacy della catena, alla voce «diritti
dell'interessato» o «DPO». Per Esselunga è
privacy@esselunga.it. Controlla sempre: cambiano, e una
richiesta mandata all'indirizzo sbagliato non fa partire i 30 giorni.
Se lo metti, trovano prima i tuoi acquisti. Se non ce l'hai, la richiesta vale lo stesso: sono obbligati a identificarti comunque.
Anteprima del messaggio
Oggetto:
Apri nel mio programma di posta
Se il pulsante non apre niente, il computer non ha un programma di posta collegato: usa Copia il testo e incollalo in Gmail o dove scrivi di solito. L'indirizzo del destinatario è quello che hai messo sopra.
Rispondono. Non sempre in fretta, quasi mai in formato comodo — arriva un PDF, a volte un CSV. Ma arriva, ed è il tuo storico: due anni di prezzi pagati, prodotto per prodotto. Quando SpesAPP sarà pubblicata potrai importarlo e partire con la cronologia già piena, invece di costruirtela in due anni di fotografie.
E c'è un secondo effetto, quello che conta davvero. Una richiesta di accesso è un rumore di fondo. Diecimila richieste di accesso sono un segnale: diventa più economico esporre i dati per bene che rispondere a mano. È così che si ottiene l'e-bill che nessuno ha voluto fare quattordici anni fa — non chiedendolo alle aziende, ma rendendo caro non farlo.
Nessun account, nessun server, nessuna sincronizzazione. La banca dati è un file SQLite sul tuo dispositivo. Non è solo una scelta di privacy: senza backend non c'è niente da mantenere, da pagare o da farsi bucare.
Il codice a barre chiede nome e marca a Open Food Facts, banca dati aperta. E l'app controlla se c'è una versione nuova. Se sei offline funziona tutto lo stesso.
Fuori dal Play Store. Ogni APK ha la sua impronta sha256 nel manifest pubblico, e l'app la ricontrolla dopo il download: se non corrisponde, il file viene buttato. Puoi verificarla anche a mano.
Perché non esiste. Nessuna catena italiana espone un catalogo o dei prezzi in modo pubblico, e le API dietro le app fedeltà non sono utilizzabili da un'app di terzi. La foto dello scontrino resta l'unica fonte completa dei dati di riga: non è un ripiego, è lo stato del mondo nel 2026.